sabato 15 marzo 2008

Uno sguardo al passato

Arrivati ad Alice Springs abbiamo svoltato a destra. Direzione McDonnell Ranger.
Dopo un'ottantina di Km eravamo alle porte del parco. Era già buio e i primi canguri facevano capolino sul ciglio della strada. Ci siamo quindi accampati per la notte sulla cima di una collina.
Non so bene dove. Come ogni notte nel deserto la temperatura precipita e prima dell'alba fa talmente freddo che non vedi l'ora di assistere alla nascita del sole, che qui percepisci realmente come vita e calore. E comprendi anche perchè sia stato venerato per migliaia di anni e sono convinto che tutti noi un pochino lo veneriamo ancora. Qui, al McDonnel credo di aver capito cosa significa il “silenzio assoluto”. Nessun rumore, nessuna distrazione, nessun movimento. Solo le orecchie che ti fischiano per i chilometri percorsi tra musica assordante e rombi metallici.
Verso le 6.30 i primi raggi iniziavano ad affettare le tendine di Sneaky regalandoci attimi di torpore sparso. Passata una mezz'oretta il torpore sparso si era trasformato in raggi fotonici che lambivano i nostri corpi e inspirando andavi a pescare qua e là quelle rare gocce di ossigeno sperse in un oceano di anidride carbonica.
Era tempo di alzarsi. E pure di corsa!
Spalancato l'uscio di casa (il portellone ndr) di fronte a noi si apriva un kanyon mozzafiato che si faceva spazio tra due catene montuose frammentate da gole che li facevano apparire come tanti dorsi di giganteschi dinosauri intenti a riposare. Tutto era tinto di rosa e arancio pastello. Era come se da lassu' qualcuno avesse aperto per noi una finestra sul passato. Remoto però.
Scesi dalla collina abbiamo imboccato l'esile lingua di asfalto che attraversa il Kanyon per altri 50 km, la quale diventa sterrato e prosegue sino a Uluru, in territorio Aborigeno però.
Sulla strada si trovavano alcune deviazioni non asfaltate ma brevi che portavano a quelle gole che dalla collina si intravedevano. E alla base di queste gole piccoli piscine di acqua piovana e purissima attendevano le nostre gesta eroiche. Onore alla Dubix che si è attraversata a nuoto tutta la gola andata e ritorno in un'acqua si pura ma talmente gelata da farti rizzare il pelo tipo gatto in calore. Io invece mi sono limitato a compiere quel che usualmente mi riesce meglio, e cioè osservare. E osservavo talmente bene che a un certo punto ho suonato l'allarme per un presunto serpente che attraversava a nuoto la pozza d'acqua. La Dubix ha “mangiato la foglia” ma quante ne ho dovute mangiare io poi, visto che l'esserino che docilmente si dilettava altro non era che....una foglia. Non aggiungiamo altro grazie.
Proseguendo la nostra via altre gole abbiamo trovato e irte colline da cui osservare l'interminabile deserto e anche un luogo sacro ove gli Aborigeni usavano (usano?) raccogliere l'ocra indispensabile per dei riti sacri.
Ultima tappa una passeggiata in una natura lussureggiante che porta a una gola talmente stretta e profonda che quasi non si vede il cielo. Due pendici rosso fuoco della stessa montagna avevano deciso di non vivere piu' assieme dando vita a questo gap mozzafiato che puo' essere attraversato a piedi.
E terminata la passeggiata, abbiamo ripreso il cammino verso il nostro futuro.
Che ad oggi si chiama ancora Strada.


Mc Donnell

Mc Donnell

La Strada che attraversa il Mc Donnell

Acqua gelata e serpenti...

Dux ammollo

Altra piscina d'acqua

Meditando...

Cava Sacra di Ocra

Camminata verso la gola

L'ultima gola

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