mercoledì 21 ottobre 2009

L'eso(r)d(i)o - da Pai a Mae Malai

Dove eravamo rimasti? Ah, si, accompagnamo la Dubay-San al bus e attendiamo da Pai il suo arrivo al Monastero, dopodiché ci si butta sulla strada. Direzione Mae Malai. Il caso ha voluto che fossero le due di pomeriggio di una torrida giornata della wet season, che significa che testa alta e pollice alzato come minimo ti sturi 2 litrozzi di acqua all'ora. Ma poco male, ci sentiamo fortunati. Il Lake, autostoppista improvvisato, alza il pollice con grazia maldestra, quasi a dire "se non ti è troppo bisturbo..." piega la gambina ed arrossisce ad ogni sguardo, mentre il Dottor Lupacchitch, ormai scafo e ben sturato, maglietta gialla acchiappasguardi, tipo ausiliario del traffico fa cenno con la manina destra fermate o te spezzo, e pollice sinistro al cielo, quasi a infilzare le nuvole che di passaggio si godevano lo spettacolo. Dopo circa un'ora Mao assume a vista d'occhio un colore marroncino che farebbe invidia a qualunque vacanziere tutto sdraio mentre il il Lake comincia a riflettere sui perchè della vita, lo step prima delle invocazioni a Dio. E mentre ci si sbucciava una banana dal casco acquistato poco prima ecco fermarsi di scatto un pick up con un altro Farang assiepato nel retro. - Vado solo per 10 km, se vi va... - Dieci è meglio di zero, si parte. Un attimo di socializzazione, quattro buffi di vento nei capelli ed eccoci nuovamente a terra. Nel nulla. E dal nulla sbuca un contadino che alle spalle fa: "bus! bus!" "No no, no bus, non se ne parla, vada come vada" "Io abito qui" risponde tra gesti e parole vagamente inglesi l'uomo della Terra indicando un ingresso tra le frasche tropicali di non so quale rampicante "se per questa sera non vi hanno caricato venite a dormire da me. Ci sarà anche mio figlio, che lui l'inglese lo parla!" Ringraziamo a mani giunte e ci salutiamo. Grazie Nonno, non si sa mai. E non appena ci salutiamo il destino vuole che un altro pick up si fermi. Due ragazzi e un monaco. "Mae Malai? Mae Malai!" Che culo, si va! Dopo un paio d'ore tra profumo di giungla e allegri cinguettii tropicali, raggiungiamo Mae Malai dove troviamo un mercato serale del cibo. Un paio di vasche, giusto per controllare prezzi e merci, un paio di rifiuti di venderci della frutta perchè noi uomini di strada siamo poveri e un po' si deve contrattare, ed ecco che lo sguardo di Mao viene rapito e violentato da una fettona di pancetta di un paio di cm di spessore, panata e fritta in chissà quale olio subtropicale. Lagus invece ripiega su un bel pescetto di fiume marrone pescato in prossimità di chissà quale condotto delle fognature. Una Papaia per il dopo e il gioco è fatto. O quasi.
Dove.
Troviamo un tavolo giusto fuori dal mercato, toh, che culo (again). Mentre si sbafa piu' di qualche poliziotto ci ronza intorno, però sorride. Il Lake non abituato a questi facili affetti rimane un po' sulle sue, fino a che un uomo in semiborghese, ossia in borghese ma col pistolozzo si avvicina per scambiare quattro chiacchiere. Ma proprio quattro perchè poi gira i tacchi e si fa beatamente i cacacci suoi. Altri poliziotti passeggiano e sorridono tra qualche lisca di pesce da un lato e riccioli di panatura tarzanellati nella folta chioma barbale di Mao, si termina dunque la cena e ci si appresta all'ultima missione del giorno. Ando tirà l'amàca. Alzandoci salutiamo cordialmente gli uomini dell'ordine che ricambiano affettuosi, e ci accorgiamo di aver cenato al tavolo del patio della caserma. Mmmmh, beh, grazie! Dopo piu' qualche chilometro al buio alla ricerca di due alberi o pali che siano, il che non è affatto semplice in una città, eleggiamo a miglior posto di Mae Malai un Gazebo di fronte a una fabbrica dalle luci ancora accese. Non distanti da noi due Bar abitati da un ciuffo di persone abbracciate tra loro tutte intente a far tintinnare le bottiglie al ritmo di musica del Siam. Si tirano le corde, ovvero Mao tira le corde, si rolla 'na sigaretta ed ecco che....una macchina a tutta velocità si lancia nel piazzale della fabbrica a tutta birra e illumina il Gazebo a giorno. Scende combattivo e..." ma siete Farang" esclama con gioia mentre riconosce i visi pallidi e le barbe impossibilmente orientali. "No perchè pensavo fossero Thai" (!) continua il buffo signore Thai "Io sono il proprietario della fabbrica. Ma se siete Farang allora non c'è nessun problema. Anzi, siete miei ospiti! Che volete qualcosa da bere, vi serve acqua?" "No grazie" decliniamo noi ancora un bel po' basiti. "Allora...enjoy your staying!" conclude l'imprenditore risalendo in macchina " A domani!"


Il Lake e i suoi "Perchè?"

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Lago ed il suo calzino antizanzara... ahahahaha!!! Gia' mi mancate..
Mao

E n' A ha detto...

E' stato super...!