Dopo un ritorno non facile in Italia, dopo un ritorno ancor meno facile in Australia, dove le cose non sono andate ne' bene ne' male, ovvero sia bene che male, gli Australopitechi approdano in Thailandia, per il solito tour gastronomico a prezzi 3x2 e qualche boccata d'aria fresca, piu' bagnata che fresca, tra le risaie alle pendici delle colline che discendono dal lato est dell'Himalaya.Bangkok si mostra come sempre sorniona e puttana; un crogiolo di culture e razze in armonia tra loro legate da una matassa di noodle e germogli di soja.
Bangkok capitale dei profumi e degli afrori, con il tuo naso che corre piu' veloce del tuo corpo verso grigliatine di tiger prawns piuttosto che pesci multicolore profondamente fritti nell'olio di cocco, e che ogni tanto sbaglia mira e va a ficcanasare tra le fognature a cielo aperto e l'odore dignitoso di una poverta' che sta comunque scomparendo a vista d'occhio. E poi frangipani, ginger e frutta di ogni sorta, fresca, matura, inebriante.
Con noi ovviamente Mao, che dal suo ritorno in barca a vela dall'Australia all'Europa, arrivato nello stretto di Malacca come la Tigre di Mompracen, con tanto di barba, turbante e coltellino svizzero (la sciabola in Malesia potrebbe offendere quanto il proiettile inesploso), ha deciso di dar pausa alle sue scorribande nei pericolosi mari dei sargassi per approdare in Bangkok dopo una 24ina di ore di treno, ovviamente terza classe.
Qui a casa del Re di Siam oltre al cibo ci siamo dedicati anche ai vari mercatini, anche se la nostra fantasia gia' viaggiava alle immense distese verdeoro del nord, popolato ancora da tribu' indigene di origini antiche, da sempre crocevia di scambi, preziosi, spezie e sostanze poco apprezzate nella modernita', e poi pace, tanquillita' e tanta tanta umidita'.
Ma torniamo a Bangkok, come tutti sanno capitale anche del massaggio "multiforme", il Lake registra (ma non prova integralmente) l'ultima frontiera del trattamento del piacere: l'arrivo nelle piazze del massaggio acquatico. Che poi consiste nell'immergere i tuoi piedi sozzi e secchi (ma non puzzosi - no shoes no stinks) in una vasca piena zeppa di alcuni pescetti picciotti con delle labbra alla Jolie che dolcemente accerchiano i tuoi arti e con baci profondi ti spettolano via quel che della tua pelle e' morto e vecchio. Una sorta di pulizia profonda e solletichinoda guanciotte rosse e da una mano sulla bocca a celare parzialmente timidi risolini adolescenziali.
Altri fatti da registrare un'uscita maschia nelle varie discoteche Thai dell'area dove Mao si e' lanciato in danze esotiche e secchiate di sudore al ritmo di musiche locali o "localizzate", mentre il Lake, dall'alto della sua veneranda eta' (per le discoteche) ha lasciato la sua gambetta scappar via in piu' di qualche occasione, ma sempre col busto sotto controllo e le spalle rigide come un'attaccapanni di Teak e, sempre il Lake, che ha fatto sua a tempo di record la sua prima cagarella tropicale, che grazie a dio si e' espressa in tutta la sua magnificenza solo dopo la lunga notta in Bus che ci ha portato a Chiang Mai, la capitale delle terre del Nord. Ideale punto di partenza per le zone piu' remote; e infatti 24 ore e siamo partiti.Noi col Bussetto Mao in autostop.
Ora si e' a Pai, ma questa e' un'altra storia.
See ya!

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