giovedì 25 dicembre 2008

Preti, Bush & Lady D

Ovviamente il lunedì era quello di un paio di settimane fa, senno' col c*** che scrivevo così, fluttuante nell'etere.

La immigration agent ci aveva detto una minchiata. Meglio così.
Ad ogni modo il nostro visto non puo' essere convertito.
Quattordici gennaio 2009: Bali.
Per un po'.
Finchè non otterremo il nuovo visto.

Ora uno dice....eccitante, si lo è se non fosse che siamo sotto schiaffo da un po', lavorando a bestia, il Lake che si frantuma la parte terminale del pollice destro per caricare la ruota del trattore, la macchina da comprare prima di natale e...e...
Qualche giovedì fa, sono uscito di buon'ora e mi son recato in quel di Gidge ad acquistare il Quokka.
Una volta a casa, dietro una bollente tazza di caffè, l'ho aperto direttamente cercando “Delica” e, alla prima botta ne ho trovata una. Una sola. Chiamo immediatamente e prendo appuntamento.

Ieri, vigilia di natale, io e la Dubix si è dato il ramato. Ovvero Lagoditodiburro guidava il Camion nel vigneto con la tanica da duemilalitri, mentre la Dubilix, con la sua tutina da Supereroe e la maschera per tenere segreta la sua identità, accorreva in soccorso le povere viti a rischio funghi e infezioni. Tremila litri di sulfiti e copper a sciacquarle via il torpore di aridi 33 gradi.
Si è finito alle 8, dalle 7. Ormai appassiti come rose vecchie, io e la Dubay ci si butta sul divano pensando a una pasta all'olio mentre chiama Nigel. Che ci obbliga ad andare da lui in 15 minuti.
Sei e birre e via, I due italiani sfrecciare sulla loro macchina nuova. Ma usata.

Joseph è ungherese. Ma pure un po' tedesco. Era stato rivoluzionario, valicando gli invalicabili confini dell'ex blocco sovietico per trasferisti nella ormai capitalista Germania dell'Ovest. Qualche anno, sogni infranti anche dal nuovo mondo, prende e parte per l'Australia. Un chiacchierone.
In Ungheria mi consideravano un tedesco pe via del mio cognome. Allora sono andato in Germania, amici, fratelli...mio padre è tedesco, il mio cognome è tedesco, sono tedesco. Eh no, te sei ungherese. E perchè? Cognome tedesco...perchè sei nato in Ungheria. Ahhhh! Fanculo tutti e due e vado in Australia”. (Tratto dai poemi di Joseph).
Joseph era pure un prete, di non so che ordine, sposato con una delle sue ancelle. Monica.
Finchè non si è rotto le palle, bloody bullshit, come le chiama lui, ha preso la moglie e si è convertito al “Bush”. Nel senso, che ha vissuto per lunghi periodi nel bush. Caccia, pesca, vive in libertà. Ogni tanto lavora, in città. Ogni tanto vive in una piccola farm down-south. Oppure viaggia.
Ed è esattamente quel che sta per fare. - “vendo la Delica per questo, stiamo partendo per un po'. Lo vedi, mi sto costruendo la motor-home ( camion/bus convertito in casa a 4 ruote) e vado in pensione. E se comprate la macchina da me vi insegno come farvi il byodiesel. Fuck that.” -

Tornati dalla bella serata passata con Nigel, ci siamo spalmati sul divano con Eri di chiacchiericcio familiare, mentre il Lake che sbranava del salmone antico su fette di pane a dir poco disidrate.
E, terminata la telefonata, abbiamo aperto I regali! Cioè il regalo. L'unico che abbiamo ricevuto. Dal nostro meccanico Steve.
Ora penserete“ E voi? I vostri regali?”

Con Joseph e Monica siamo diventati amici, e come con Sneaky l'anno scorso, c'è stato il passaggio del testimone. La Delica. Mitsubishi Delica Van 4WD. Ragà, una peccionata, ma è spaziale! Un van montato sulla scocca di un Pajero. Sette posti+bagagliaio, convertibile a camper, 2.8 TD del 94, quattro ruote motrici.
Novemilacento dollari e una cassa di birra. Poi per un'altra cassa di birra tedesca speciale mi ha fatto ricare l'air/con.
Un paio di sabati passati assieme, poi la macchina si è trasferita qui da noi, in collina.
In questo momento è in corso una diatriba familiare sul nome. La Dubix spinge per il delicato “Delichina”, il Lago abbozza ritenendo il nome troppo di parte e rilancia, in onore del popolo aborigeno, per il saettante Djara (eucalipto tipico di queste lande).

Essendo la famiglia Labix in difficoltà, apre al sondaggio

Se avete nomi da suggerire sparate subito un commento.

Se invece siete per la D or D, clicca il tuo nome preferito!

Buon natale a tutti!




Joseph, Monica, Deli, Motor-Home

Aggressiva

Accattivante

Fiori

domenica 14 dicembre 2008

Negramaro

Dopo mesi di attesa e amalgama venerdì, ore 17, l'agente immigrazione ci informa che il nostro visto turistico non puo' essere convertito in visto lavoro e che dobbiamo lasciare il paese per un po', e che anzi, ora che vedeva le scadenze il nostro visto era scaduto ed eravamo illegalmente in Australia e non tornare per tre anni. Che però si informava meglio. Tragicomico. Anni di infinitamente soffici sogni, mesi di intenso lavoro e integrazione per seguire quel che l'anima ti dice essere per te il giusto e poi così, per un cavillo burocratico se ne va affanculo tutto. Di venerdì, che significa lunedì. “Ecco cosa prova un negro” è stato il mio primo pensiero. Ma si, sti cazzi, andiamo giù in città questo week end, e quel che sarà sarà. Arrivederci e grazie.
Susy ci aspettava con le birre in mano e un concerto in divenire in quel di Perth. Un concerto di musica sul fiume Swan. For free. “Andiamo andiamo, ho qualche amico che ci raggiunge”.
Bus-Treno-Piedi. Alla fermata due, no dico due, autobus ci sfrecciano di fronte ignorando I nostri cenni. Piedi-Bus-Treno-Piedi. Raggiunta passeggiando la fermata successiva ci siamo appollaiati sul ciglio della strada, pronti a lanciarci tra le ruote per la causa del collettivo. E questa volta, già in ritardo, non ce lo siamo lasciato sfuggire. Se non fosse stato per l'imprevisto. Una svolazzante maglietta giallo Matrioska accompagna davanti ai miei occhi un corpo dalle sembianze a dir poco familiari. Mi alzo, guardo Erika, sbraccio, lui sbraccia, riguardo Erika, ...” MMMao, è Mao!” Dopo due fermate saltiamo giù dall'autobus, con l'accordo volante di ribeccarci alla stazione. Torniamo indietro e lo vediamo accorrere sbracciando tipo un orangutan di 96 anni con un infarto in corso. Abbracci profusi. Tempo il prossimo autobus e ci salutiamo. A dopo! Alla stazione di Freo, tipo Warriors I guerrieri della notte, gli euroasiatici si riunivano. Io e la Dubay, cicca in bocca e piede sulla balaustra facciamo cenno ai germanici (2) che accompagnati da Susy, la nostra collega della foresta nera, (che però vive in città) incedono a passo spedito verso di noi. Assieme a loro una indigena, no, indocinese, o qualcosa del genere. Lo sapete che nelle saghe serve sempre il diverso sennò non funziona. Scambi di abbracci e via, si va alla city a notteggiare. Sul treno si familiarizza e ci si carica per il concerto. Saltiamo giù e tipo squadrone della notte si mangia l'asfalto fino al primo take-away. Whopper, patatina, coca, rutto cavernoso sturatutto. Un must, per noi guerrieri metropolitani Riprendiamo l'attraversata, sbranando il cibo a passo spedito, giù fino all'esplanade. Giriamo l'angolo e una folla di famiglie placidamente appollaiate tipicamente australiane (che significa con frigo, birre e tavolini al seguito) ci accoglie e ci rispedisce all'ultima fila. Troppo tardi. Ma non per il concerto, che inizia...ehm...non ricordo, per passare poi a...ehm...e chi lo sa...fino addirittura a Va Pensiero, che orgogliosi (e un pò coatti) mano al petto intonavamo, al pensiero di essere con un piede nel passato e uno nel futuro, che potrebbe diventare passato per colpa di quel visto; e allora cantiamo al futuro, che in dubbio se di nuovo Italia, ma anche un po' al passato che non sai bene se è Italia oppure già Australia. Un concerto di musica classica. Sul prato dell'esplanade, tutti a terra, bimbi a correre e genitori a stuzzicare e sbevuzzare, luci della notte e ombre della città. E dietro a noi, il lento incedere del fiume Swan, marò e che chiedere di più? Un visto! Dopo il concerto la pattuglia si è divisa. Alcuni a casa, noi, irriducibili guerrieri delle lavande, siamo pronti a imbracciare numerosi boccali di birra. Noi, cioè E&A Susy e Michael. E Mao! Northbridge, il quartiere dei locali. Spalanchiamo le porte del saloon e conquistiamo il bancone. A noi la prima pinta. Che poi è stata pure l'ultima. Che I farmes alle 11.30pm sono già alla terza fase rem. Un sonno bestia tipo palpebre in ribellione che srotolandosi si accasciano fino a terra. Giusto il tempo di assistere alla prima scazzottata coi controfiocchi Far-East style con tanto intervento della polizia e leviamo le tende. I guerrieri si ritirano. Un paio di orette e saremo a casa. Ma oggi va così. Cioè non va. Treno 40 minuti di attesa. Evvai. Freo. Taxi. due ore e mezza di attesa. Tutti in coda eh., per carità, tutti gentili, giusto un paio di furbetti, ma che io ricordi erano le 2.43am quando mi sono sbranato nervosamente un kebab indecente. E c'erano ancora 8 persone davanti a noi. Ah! il crampo dello sportello! Come quale, quello che ti prende il lombare quando sei in coda allo sportello della posta, che non ti molla finchè non ti siedi. E chi se lo ricordava piu'! Era solo poco prima dell'alba quando, rattrappiti e ruttanti (maledetto take-away) siamo finalmente riusciti a conquistare il letto. Avvolti dal nudo silenzio rumoroso. Uau, quanto è dura la vita di città!

- The day after -

Non lo so se erano passate due ore dal nostro dormire quando è squillato il telefono. Squillato perchè un quattro cinque giri se li è fatti. Finchè il Lago, capello cotonato e mutanda a semizampa, si trascina dietro il suo malditesta e con un tuffo felino riesce ad agguantare il telefono e a porre termine a quel drammatico attacco. Schiacciando il tasto sbagliato. “Hello?” Roger! How are you!” “Ehm, yes, actually, the situation is...I'll pass you Erika, I can't explain – e vigliaccamente lascio l'incombenza alla Dubix, che, sgrattuggia il cuoio capelluto nervosamente e spiega con lucidità disarmante la situazione a Ruggero il quale, allarmato, cerca di dare suggerimenti. Che lui parte Overseas domani.
Che è lunedì. Il giorno della verità.

Concerto al tramonto...

...e di notte

un due tre Mao!

domenica 30 novembre 2008

Veggie Update


Attendendo il cuore di bue



Zucchina (1,8 Kg)

Che il carciofo sia con noi

Saluto al (gira)sole

Fratello Pachino



Abitanti del Veggie (Christmas Spider)

domenica 23 novembre 2008

La Diluvione ( Il Tempo del Tempo )

Mamma Helga è finalmente arrivata. Vederla uscire dall'aereoporto in primavera avanzata in triplo maglione ci trasporta subito all'Italia e a voi tutti. Ma a parte voi mi tengo la primavera, che dev'essere un po' freddino su di là... Arrivati a casa, molte chiacchiere concentrate e nanna presto. Domani, come ogni buon convenevole prevede, il girello per la fattoria. E così è stato, o almeno per I primi 700 metri. Perchè al ritorno dalla lavanda Helga ruzzula a terra. Distorsione alla caviglia. Allora uno si domanda...perchè? Perchè proprio ora, il primo giorno, dopo mesi che aspettiamo una sua visita qui? Ma Helga temeraria stringe I denti e si riprende. O cosi' sembra, visto che I postumi della caduta sono ben visibili tutt'ora. Grandi progetti erano in mente, ma nessuno di essi prevedeva una caviglia malconcia. E così ci siamo barricati in casa, che poi non è manco così malaccio. Di cose da dirci ne abbiamo parecchie e anche se non potremmo mostrarle “quei meravigliosi posti australiani”, la fattoria ne è pur sempre un esempio calzante, una sorta di riassunto per viaggiatori senza molte ferie. Le giornate scorrono veloci, ma non lesinano nel regalarci piccole sorprese quotidiane, dove gocce di rugiada mattutine fanno largo a potenti raggi di sole e uccelli canterini si affrettano a darti il bensvegliato (se non a svegliarti del tutto) e cieli immensamente stellati accompagnano il nostro riposo; dove alberi danzano al ritmo del vento allietando la nostra vista e il profumo di fieno appena tagliato accompagna e si fonde a fragranze floreali nuove e intense. Gli animali, privi di timore e quasi come vicini di casa, mostrano e condividono un po' della loro vita privata. Tutto era stato calcolato alla perfezione, l'ingresso di Meggie nella famiglia, I giorni di ferie, destinazione paradiso. Ma come sempre, I conti li puo' fare solo l'oste, che oggi si chiama destino. Ci si potrebbe stressare per accadimenti come questo (tipo il Lago che, smaniante, già sognava bianche spiagge e lunghe distese desertiche nei suoi occhi), ma anche se il motivo è e rimarrà oscuro (o forse no), un perchè ci deve essere. E a suggellare questo, piogge incessanti hanno scalzato il sole dal suo trono sin dal primo giorno di ferie e come in una partita a risiko, la strategia della “vita” prevede che non cessino fino all'ultimo dei nostri giorni off. Piogge purificatrici, docce fresche per l'anima. A far compagnia a questo anche piccole incomprensioni col Boss, a confermare che forse per noi non era il momento del distacco ma della raccolta. Della riflessione. Anche perchè dopo mesi di intenso lavoro e ambientamento viene sempre il tempo della sosta, il tempo in cui tiri le somme. E allora eccoci fermi a casa, fermi fisicamente, ma liberi di viaggiare con la mente. Meggie è una rustica signora attempatella, distratta e retro', un po' dodgy forse, ma spiritosa e splendente. Nata nel 1969 con indiscutibili propositi di libertà, si era ritirata a vita privata da un amico, con il quale si dilettava a passar il tempo del suo “ritiro” tra battute di pesca oceaniche e sonnecchiosi pomeriggi passati in giardino. Non ha fatto menzione di una sua relazione intima con quel suo amico, ma da fonti certe sappiamo che hanno dormito spesso assieme. Meggie ha deciso di trasferirisi e passare un po' di tempo da noi qualche giorno fa, con rinnovati propositi di vita intensa, certa di poter vivere una seconda giovinezza, ma con il senno di quelle vecchiette vissute e ancora arzille e curiose. Meggie è la nostra roulotte. La nostra prima, nuova, vecchia roulotte. Oggi è il nostro quarto di cinque giorni di riposo, ed Helga e Meggie, non potranno socializzare come gli usi e i modi richiedono, ma altre occasioni non mancheranno. Meggie è comunque ancora intenta a familiarizzare con la sua nuova casa, e Helga sta scoprendo l'Australia attraverso la manifestazione delle piccole cose, quelle cose che a causa delle nostre frenetiche vite spesso ignoriamo o diamo per scontate. In compenso ha stretto importanti e durature relazioni con sciami di socievoli e imperturbabili mosche, che l'adorano e non la fanno mai sentire sola. Ora il tempo non manca e nessuno osserva l'orologio. Lasciamo alla luce dettare e scandire I tempi dell'azione e del riposo, lasciamo all'orto il compito di cibarci secondo le sue idee di crescita e stagionalità, tenendo un orecchio tirato, pronto a cogliere il canto sgraziato del taciturno Kukubarra, che da buon Bernacca dei cieli immancabilmente intona il suo lamento straziante a preannunciare l'arrivo delle di piogge. Proprio come un'ora fa.


Gamba di Legno e i Pirati Massaggiatori

Meggie and Eri

Meggie, le ancelle e il pescatore

Aspettando le mosche dopo la pioggia

mercoledì 19 novembre 2008

Appunti (quel che è tuo è mio. E anche tuo)

Ora mi toccherebbe parlare di cose antiche, visto che pigrizia e lavoro mi hanno portato a non accennare in tempi piu' freschi come il ns cottage è stato "quasi completato".
"Roadside collection, l'ultima frontiera del riciclo" poteva essere il titolo, ma altre cose nel mentre sono accadute e le vecchie emozioni si sono mischiate a quelle nuove, lasciando in noi di questa esperienza solo l'essenza.
Ma torniamo a noi. Come successe l'anno scorso per Sneaky (da qualche parte devo averlo scritto) anche quest'anno, in quel di primavera, sono partiti i Roadsidecollections, ovvero ogni quartiere organizza la raccolta di mobili e cianfrusaglie identificando una settimana ogni sei mesi dove ogni famiglia puo' letteralmente buttare fuori casa ogni arnese e mobilia esattamente fuori dalla porta, lasciando quel che non serve piu' (o che annoia) a chi decide di passare da quelle parti. Prassi comune in Australia, dove non si butta niente. Quel che a me non serve e tuo e fine.
Ora uno puo' pensare a cumuli di 'monnezza tipo Napoli, oppure a uno dei soliti accattonaggi LagoDubay. In realtà la qualità delle cianfrusaglie e' decisamente piu' elevata e tutt'altro che maleodorante. Anzi, ogni bendidio è a disposizione e la famigerata coppia, ancora con Diana alleata impeccabile, non si sono lasciati sfuggire l'occasione.
Schumacherone Lago, al volante, furtivamente ronzava intorno alla preziosa mercanzia e con occhio felino selezionava i pezzi grossi. Le sorelle DD invece, come fanti in una battaglia all'ultimo sangue , separavano le truppe e aggredivano da terra ogni singolo cumulo, sgomitando spesso con malintenzionati intenti a privarci dei nostri tesori.
Tavoli, poltrone, stereo e soprammobili, vasi, stoffe mobili e macchinari da cucina, tutti diligentemente impilati, giardino dopo giardino, si lasciavano osservare strizzandoci l'occhio, quasi a dirci: io, io! prendi me, no me!
E il terzetto di Gidgegannup, notoriamente atto a compassione e carità, si è portato a casa tutto.
Tanto per stringerla un po', macchina del pane, macchina per centrifugati, impastatrice e non ricordo quale altra diavoleria elettrica rendono la ns cucina una sorta di laboratorio professionale del cibo, la ns camera è interamente arredata di raccatto e ogni angolo del nostro patio è stato trasformato in salottino esterno.
Ora, siccome non ho la fine, scrivo...fine!
A voi le foto

Roadside View

Chi cerca...

...treasure

Beta Test 1

Beta Test 2

Al rientro da un Roadside e...

...il "nuovo" divano...

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