Susy ci aspettava con le birre in mano e un concerto in divenire in quel di Perth. Un concerto di musica sul fiume Swan. For free. “Andiamo andiamo, ho qualche amico che ci raggiunge”. Bus-Treno-Piedi. Alla fermata due, no dico due, autobus ci sfrecciano di fronte ignorando I nostri cenni. Piedi-Bus-Treno-Piedi. Raggiunta passeggiando la fermata successiva ci siamo appollaiati sul ciglio della strada, pronti a lanciarci tra le ruote per la causa del collettivo. E questa volta, già in ritardo, non ce lo siamo lasciato sfuggire. Se non fosse stato per l'imprevisto. Una svolazzante maglietta giallo Matrioska accompagna davanti ai miei occhi un corpo dalle sembianze a dir poco familiari. Mi alzo, guardo Erika, sbraccio, lui sbraccia, riguardo Erika, ...” MMMao, è Mao!” Dopo due fermate saltiamo giù dall'autobus, con l'accordo volante di ribeccarci alla stazione. Torniamo indietro e lo vediamo accorrere sbracciando tipo un orangutan di 96 anni con un infarto in corso. Abbracci profusi. Tempo il prossimo autobus e ci salutiamo. A dopo! Alla stazione di Freo, tipo Warriors I guerrieri della notte, gli euroasiatici si riunivano. Io e la Dubay, cicca in bocca e piede sulla balaustra facciamo cenno ai germanici (2) che accompagnati da Susy, la nostra collega della foresta nera, (che però vive in città) incedono a passo spedito verso di noi. Assieme a loro una indigena, no, indocinese, o qualcosa del genere. Lo sapete che nelle saghe serve sempre il diverso sennò non funziona. Scambi di abbracci e via, si va alla city a notteggiare. Sul treno si familiarizza e ci si carica per il concerto. Saltiamo giù e tipo squadrone della notte si mangia l'asfalto fino al primo take-away. Whopper, patatina, coca, rutto cavernoso sturatutto. Un must, per noi guerrieri metropolitani Riprendiamo l'attraversata, sbranando il cibo a passo spedito, giù fino all'esplanade. Giriamo l'angolo e una folla di famiglie placidamente appollaiate tipicamente australiane (che significa con frigo, birre e tavolini al seguito) ci accoglie e ci rispedisce all'ultima fila. Troppo tardi. Ma non per il concerto, che inizia...ehm...non ricordo, per passare poi a...ehm...e chi lo sa...fino addirittura a Va Pensiero, che orgogliosi (e un pò coatti) mano al petto intonavamo, al pensiero di essere con un piede nel passato e uno nel futuro, che potrebbe diventare passato per colpa di quel visto; e allora cantiamo al futuro, che in dubbio se di nuovo Italia, ma anche un po' al passato che non sai bene se è Italia oppure già Australia. Un concerto di musica classica. Sul prato dell'esplanade, tutti a terra, bimbi a correre e genitori a stuzzicare e sbevuzzare, luci della notte e ombre della città. E dietro a noi, il lento incedere del fiume Swan, marò e che chiedere di più? Un visto! Dopo il concerto la pattuglia si è divisa. Alcuni a casa, noi, irriducibili guerrieri delle lavande, siamo pronti a imbracciare numerosi boccali di birra. Noi, cioè E&A Susy e Michael. E Mao! Northbridge, il quartiere dei locali. Spalanchiamo le porte del saloon e conquistiamo il bancone. A noi la prima pinta. Che poi è stata pure l'ultima. Che I farmes alle 11.30pm sono già alla terza fase rem. Un sonno bestia tipo palpebre in ribellione che srotolandosi si accasciano fino a terra. Giusto il tempo di assistere alla prima scazzottata coi controfiocchi Far-East style con tanto intervento della polizia e leviamo le tende. I guerrieri si ritirano. Un paio di orette e saremo a casa. Ma oggi va così. Cioè non va. Treno 40 minuti di attesa. Evvai. Freo. Taxi. due ore e mezza di attesa. Tutti in coda eh., per carità, tutti gentili, giusto un paio di furbetti, ma che io ricordi erano le 2.43am quando mi sono sbranato nervosamente un kebab indecente. E c'erano ancora 8 persone davanti a noi. Ah! il crampo dello sportello! Come quale, quello che ti prende il lombare quando sei in coda allo sportello della posta, che non ti molla finchè non ti siedi. E chi se lo ricordava piu'! Era solo poco prima dell'alba quando, rattrappiti e ruttanti (maledetto take-away) siamo finalmente riusciti a conquistare il letto. Avvolti dal nudo silenzio rumoroso. Uau, quanto è dura la vita di città!
- The day after -
Non lo so se erano passate due ore dal nostro dormire quando è squillato il telefono. Squillato perchè un quattro cinque giri se li è fatti. Finchè il Lago, capello cotonato e mutanda a semizampa, si trascina dietro il suo malditesta e con un tuffo felino riesce ad agguantare il telefono e a porre termine a quel drammatico attacco. Schiacciando il tasto sbagliato. “Hello?” Roger! How are you!” “Ehm, yes, actually, the situation is...I'll pass you Erika, I can't explain – e vigliaccamente lascio l'incombenza alla Dubix, che, sgrattuggia il cuoio capelluto nervosamente e spiega con lucidità disarmante la situazione a Ruggero il quale, allarmato, cerca di dare suggerimenti. Che lui parte Overseas domani.
Che è lunedì. Il giorno della verità.

Concerto al tramonto...

...e di notte

un due tre Mao!
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