Siamo qui da poco piu' di una settimana. A Gidge la primavera inizia a farsi strada tra le gelate notturne. Di notte appunto, le stelle lasciano intendere le colline coperte di boschi di eucalipto, e sono 'sì numerose che vorresti innalzarti e coglierle come ciliegie dall'albero della vita. Le giornate sono ancora corte, e la sensazione che provi al sole è quella del divano con la copertina in una stanza fresca. I campi, compresi quelli del fieno, sono ancora di un verde acceso e incorniciati del giallo felpato delle mimose selvatiche in fiore. La fattoria in tutto cio' appare come una dolce fanciulla dormiente, avvolta dalla sua bellezza assoluta e vergine (non me ne vorrà Mao, sappi che l'ho scritta per te). E sonnecchiosa è anche la natura, che mostra solo ora i primi animali far capolino fuori dalle loro tane, non per piacere ma per necessità. I canguri, alba e tramonto, si appostano come un esercito pronto alla ritirata, con guardie alla base e alla fine del branco, due per ogni angolo. Altre sono in seconda battuta, pronte ad avvisare gli altri in caso di pericolo. E nella fuga generale le guardie attendono finchè i compagni non sono al sicuro. I conigli, ancora infreddoliti, scorrazzano non appena un timido rumore arriva a loro. Al cottage i numerosi ragni sono stati delicatamente invitati con sollecitudine a trovar alloggio altrove mentre oggi abbiamo individuato un gigantesco “nido” di processionarie velenose tutt'attorno alla finestra. Erika e Diana hanno accettato la sfida e si sono sbarazzate facilmente dei 16 milioni di bagarozzi che usavano prender la tintarella sul nostro davanzale esposto a sud. Non avendo forse gradito però il piano di sloggio archibugiato dalle fameliche sorelle Dubozzi, le candide bestiole hanno deciso di risalire la china e tentare di riguadagnare lentamente terreno verso quel luogo che loro reclamano ad altavoce come casa. Questo è accaduto alle 11.37 di sabato 9 agosto 2008, quindi non vi preoccupate per la loro sorte, le processionarie sono sicuramente già tornate a casa loro, in questo momento esattamente dietro al mio collo. Noi si vive di vita semplice, stoccando la legna per il camino e progettando il nostro primo veggie-garden. Usualmente ci si diletta a Burraco giusto in fronte alle fiamme del focolare e quando ci si sente ispirati, si va all'incrocio (questa è Gidge) a comprare il Fish & Chips e il giornale degli annunci gratuiti. E a proposito di pesce e patate, Diana ci è andata a lavorare, qualche ora la sera, così per arrotondare e familiarizzare. E così al tramonto prendo la Jeep la porto al negozio, attraversando queste lande pure e desolate. Il lavoro è iniziato a ritmi blandi, necessitando noi di insediarci, acclimatarci e prendere le redini di quel che ignoriamo. E così è nata la Italofarm, dove Erika ha preso elegantemente in mano le cartacce iniziando a riorganizzare l'ufficio e nel meantime potando le viti con Lou, che siamo già in ritardo, mentre il Lago si è lanciato sulla degustazione dei vari olii (da motore) per capire cosa cazzo deve mettere in una sega circolare piuttosto che in un taglia erba. O lavoretti tipo ingrassare gli ingranaggi della pala del trattore e guidare il muletto. Ma come sempre la fortuna ci è vicina e da lunedì ha iniziato a collaborare con noi SuperPeterAussieDoc, un bigoldfellow che ha una casa a Perth ma che ha dato in affitto e vive in una Roulotte 40 km ancor piu' nell'entroterra di Gidge. “That's life!” esclama lui parlandone. E' qui per costruire la staccioanta ma con gli oli se la canta e se la beve come dio comanda. E via di ingrassature, spostamenti e cambio filtri! (lui, io apprendo). Ho pure guidato il Sig.Bedford, il nostro macilento camion degli anni 20. O meglio, mi ci sono seduto dentro e Peter col supertrattorone mi ha trainato fino al Top, mentre io mi rollavo una sigaretta con una mano e davo una botta di sterzo con l'altra. Cosa vuoi, è vecchierello e ha il cambio rotto, l'abbiamo riportato a casetta così Peter gli ha smontato il cambio e poi lo porterò ad aggiustare. L'altra mattina, dominato da uno spirito a me sconosciuto, la dinamicità, mi sono alzato di scatto dal letto, ho messo il berrettone e con la Jeep mi sono lanciato alla conquista della collina per osservare il sole innalzarsi a Dio fendendo i vapori rilasciati dai laghetti sparsi qua e là nella valle. Il vigneto imperava dinnanzi a me, ricordandomi l'impegno, ma osservando bene, potevo dar forma alla nostra cara casetta, quella appoggiata al grande Lemon Gum in accenno di fioritura, e immaginare Erika, capello arruffato e sguardo cinese, intraprendere il suo lento ma inesorabile viaggio verso la conquista della più che mai preziosa macchinetta del caffè.

Albeggiando in solitaria 1

Albeggiando in solitaria 2

Albeggiando in compagnia 3
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