Arrivati a Carnarvon abbiamo subito percepito una sorta di disagio sociale. Era la prima volta che ci trovavamo in minoranza. Mi spiego, la prima volta in cui te, bianco, non sei propriamente a casa.
Perchè a Carnarvon, primo polo della pesca del W.A., primo polo della banana e mango del W.A., gli aborigeni servono. O perlomeno questa era la sensazione in quel momento. Forse errata alla fine.
Attraversiamo la strada principale finchè muore in mare. Osserviamo la baia. Una lunga lingua di terra che termina in un'isola. Sabbia gialla, mare verde balena. Sofisticate ville in lussureggianti palme. Piu' in là lottizzazioni e case postpionieri si estendono ben disposte per qualche centinaio di metri. Un cubo di cubi di cubi di cemento. Ma non brutto. Vivo.
Da quel che ho sentito, gli aborigeni tuttora preferiscono dormire in giardino. Ed è per quello che quel posto risuonava vivo. Con bambini biondi dalla pelle scura attraversare correndo la strada e padri piu' o meno in carne discutere da un giardino all'altro. Con donne che passeggiano in gruppo sul ciglio della strada.
Perchè tutti lì? E' la seconda cosa che ti domandi.
E mentre continuavamo a cercar di capire qualcosa di una città semideserta ma gremita alla periferia ecco arrivare un uomo barcollante con cappello da Cow-Boy calato e barba folta bianca.
- Ciao ragazzi come va? -
E' ubriaco pensiamo tutti. Mmmhh lasciamolo parlare.
- Sono venuto a raccontarvi un poema. Posso? -
- Si certo! - rispondiamo noi, tra il diffidente e il basito.
Ora ovviamente non vi sto a raccontare sui poemi (tre in tutto, con dedica alla beautiful lady che viaggia con noi, il mandrillone...) che tanto difficili erano da capire quanto meravigliose erano le parole che sgorgavano da quella bocca. Recitava guardandoci negli occhi, attraverso quel cappello calato.
Quel che posso dire è che qualunque poema, canzone, musica di strada esige un'offerta. E così è stato. Ma non vedetelo come un barbone ubriaco in cerca di soldi, ma come un'artista che vive del suo lavoro. Almeno aspettate la fine.
- Ma dimmi – esorto io – sei qui con noi da un po' e ancora non sappiamo il tuo nome -
Lui abbassa lo sguardo, si gonfia tutto. Sorride, si tira su le maniche, si toglie il cappello, si mette bene i capelli e allungando il braccio fa: - scusatemi ragazzi, che cafone, non mi sono nemmeno presentato, è che....ehm...mi chiamo Kim. Sono un bushman del Queensland e viaggio così rudemente.
- Come mai qui allora, così lontano - Lui esplode in una fragorosa risata e fa – La gente mi guarda e mi parla pensando che sia bianco. La mia gente mi guarda e sa che sono un black boy. Sono qui perchè sentiamo il bisogno di stare assieme.
Gelo. - Non vi preoccupate ragazzi, non vi disturbero' oltremodo – fa lui – tra poco me ne vado.
- Oh no, siediti pure qui, nel van -
E mentre lui felice e sempre barcollante fa per assieparsi esclama – Mhhh la storia di un grande uomo italiano che ha cambianto il mondo. Messer Marco Polo. Chi lo sta leggendo?
- io – esclamo (Andrea)- Lo conosci?
Lui mi guardandomi serio fa: sono nero mica stupido! - e scoppia in un'altra clamorosa risata monodente (eh si ne ha uno). E mentre tutti ridiamo, lui riprende: si, l'ho letto in galera.
Ghiacciai perenni.
- ma tranquilli...ho letto anche la bibbia...tre volte....HAHAHAHAHA – E' il libro che va piu' di moda, da quelle parti lì... -
sono un bravo ragazzo, io, solo mi piace bere. E nella bibbia è scritto che il vino è santo. Quindi non faccio nulla di male -
Il paradosso di Carnarvon. Io battezzato cristiano non credente affatto non ho comunque mai letto la bibbia, manco una volta. Come posso dire di non credere in qualcosa che non conosco?
Io apprendista viaggiatore mi sto accingendo, giusto ora, a conoscere un po' piu' del mio passato, un po' piu' della nostra storia, attraverso le gesta magnifiche di Marco Polo. Il milione. Il Vangelo dei viaggiatori.
- e mi fumo pure l'erba, mica faccio male a nessuno – Ma non andro' oltre, perchè non posso raccontare davanti a una così beautiful lady cosa mi hanno fatto, cosa hanno fatto alla mia gente e ai nostri bambini. Non fanciulla, non te lo meriti.
- Ora vado a bermi un drink ragazzi. Ci vedremo. Un giorno. Magari mi trovate camminare sulla strada per il nord. Allora lì, mi dovrete un passaggio! -
Precisazioni:
Con questo breve scritto non ho voluto schierarmi con nessuno, nè offendere alcuno che possa sentirsi coinvolto direttamente o indirettamente.
Ho semplicemente voluto riportare una storia che mi è stata raccontata. Come ho raccontato e racconterò ancora di storie di adorabili australiani.
Pertanto non crediate in una verità assoluta, nè ho la conoscenza per esprimere alcuna opinione, ma sono convinto che la verità è sempre e comunque l'insieme di tutti i punti di vista.
Ecco, quel che ho voluto lasciare è semplicemente un punto di vista.
martedì 29 gennaio 2008
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