Partiti il tardo pomeriggio direzione Mae Hong Son, dopo qualche ora i motorini hanno deciso di non voler viaggiare di notte. Il primo paese e' nostro. Lisu Lodge, capanna nel nulla, spot per l'amaca, done. E chi ci troviamo? Rudy tetesco ti thailantia che quindici anni prima ha detto basta alla caotica vita occidentale e si e' trasferito qui da qualche non ben definita area tra le impervie colline di Pai. Anzi su una delle. Rudy (Rudolf?) e' un esperto di tribu' e grotte e pure di cascate e mostrandoci a petto gonfio la cartina delle colline, direttamente disegnata da lui, riempiva i nostri occhi di leggende inenarrabili e luoghi "paradisicamente" incontaminati. E piu' raccontava e piu' i nostri motorini ruggivano inferociti come belve fameliche della selva piu' oscura. Ma, dice Rudy, niente motorini. Qui si va a piedi, 20 km per quel villaggio, quindici per l'altro 7 per...e piu' parlava piu' i nostri occhi si ri sgonfiavano come meduse in secca. Il giorno dopo, non totalmente convinti, Maostralopitechi accettano una proposta di perlustrazione da parte del Lake che testera' il territorio con il suo Yamaha Mio dopodiche' riportera' alla commissione la suituazione del manto stradale. Il Lake che come tutti sanno vede cio' che vuole, ovviamente riporta sporadiche pozze d'acqua e un manto sterrato tuttosommato percorribile. Detto fatto. Ciao Rudy, noi si va a Manara'. La strada, ovviamente sterrata ma compatta, e' davvero suggestiva, e corre tra una collina a sinistra e uno strapiombo costante a destra. Su e giu' Su e giu'. Su su su su. Giu' Giu' Giu' Giu'. Curva di 45, curva di 90, curva di 180. Destra sinistra. Giu' giu' giu' giu. Su Su LagoDub sullo Yamaha medesimo, guardinghi e turisti fai da te, si godono le anguste vallate di riso verdebrillante circondate da aspre colline con pareti a strapiombo ricoperte da muri di foresta supertropicale;

Mao, in preda a una Mugellesca Bacterica, cavalca inferocito il suo Honda a marce, casco easy rider e barba al vento (tanta barba. talmente tanta che sembra ZZTop) mordeva la strada a colpi pedalina. Arriviamo al primo villaggio, palafitte di legno, tetto di foglie, cani maiali galline, abbarbicato sul pendio della montagna. Stirpe Kharen. Giretto turistico, frutto e sigaretta. La strada di fronte a noi non e' troppo lunga ma l'insidia sta sempre dietro l'albero di banane. Il secondo villaggio e' completamente diverso, la gente pure. Capanne di legno, tetti di foglie differenti, il paesello si sviluppa in tondo, tutt'attorno a un'ipotetica piazza che pero' non e' una piazza. Non lo so, sembra un po' uno di quei luoghi dove once upon a time ci vendono le bestie. La gente pure e' differente, non somaticamente, comportamentalmente si. Li' c'era poco da girare, amenoche' non volessimo fare qualche girotondo della fantomatica piazzetta, e dopo averlo fatto siamo ripartiti. Qualche chilomentro ed entriamo in una valle stretta con il fiume a scendere con noi cimpletamente dominata da alberi secolari, rampicanti fittissimi e cespugli profumati. Ogni tanto ci sfiorava il profumo del lemongrass appena smosso. Qui la strada e' tutta curve e discesa, che significa che prima o poi l'avremmo dovuta fare, la salita. Lo appunto perche' il Mio, cioe' il mio, si insomma il mio Yamaha Mio (precisazione era della Dubinci ma la strada..la strada...!) in due senza marcia a 20 all'ora le fa le salite, che poi significa che ci stai due ore a tornare indietro, anyway nel bel mezzo di orgasmi multipli oculari, davanti a noi si apre Manara', sempre legno e foglie costruita su una sorta di terrazzamento a quattro livelli. Giro veloce, solito frutto e nicotina e..... E. E inizia a piovere. Dopo un'ora di trattative serrate sul da farsi sotto una tettoia di metallo, Maostralop. decidono per la ritirata. Che se l'argilla battuta si ammolla, le pozze, i fiumi che straripano, frane, rovine, le famose nevicate di Pai, fatto sta che giriamo i tacchi e battiamo (saggiamente) in ritirata. Adios Manara' prima o poi ci si rivedra'. Facile a dirsi. Sembrava un acquagym. Te sali sul tuo motorino, ti lanci in curve discutibilmente geometriche, a salire con ruscelletti infimi di acqua che scioglievano l'argilla e toglievano aderenza alle esili gommine cheap montate sui nostri ferri da combattimento. E poi scendi...uhuuuu che scendi! Mossa numero uno: la Dubay salta sul callo del Mao, che e' poi' potente. Mossa numero due la Dubay scende a ogni salita e ogni discesa. Praticamente passeggia. Numero tre, nelle salite il fuoripista, nelle discese si cavalca piedi a terra con le ruote incastrate in un ruscelletto di fango. Cosi' non slittano. Lago casca due volte. Ovviamente da fermo. Piove che ti sembra che ti stiano tirando le biglie in faccia. E sali e scendi e cammina e sali e scendi e scavalca, dopo un'ora abbiamo gia' 7 chilometri alle spalle, davanti a noi una Ute con due ruote sprofondate nella fanga e tanti piccoli Thai o chissa' di quale etnia che spingo e ridono gioiosi. E quando il gioco si fa duro.... La prima botta e' andata male, anche perche' si dovevano ancora prendere le misure...e le solite scuse, ma la seconda "Mao The Pai Doctor" and Lake si lanciano nella spinta piu' forte del mondo e mentre la macchina stava per uscire tutti si staccano tranne me medesimo che mente continua a denti stretti a dare il suo apporto viene colpito ripetutamente da una raffica di stronzetti di melma che dalla ruota liberata fioccavano a destra e a sinistra e al centro e sopra e sotto ogni pezzo di superficie corporea Laghesca che gia' camminava sulle ginocchia perche' sprofondato come la Jeep. Una sommersione. Urla saluti abbracci e se vedemo'. Che ci sono ancora 10 chilometri e chi lo sa quanto si sta'. Solito su giu' destra sinistra biglie e al crepuscolo vediamo in lontananza la Guesthouse. E Rudy. Che sulla porta ci osserva e se la ride sotto i baffi.













