mercoledì 14 ottobre 2009

Sulle colline


Partiti il tardo pomeriggio direzione Mae Hong Son, dopo qualche ora i motorini hanno deciso di non voler viaggiare di notte. Il primo paese e' nostro. Lisu Lodge, capanna nel nulla, spot per l'amaca, done. E chi ci troviamo? Rudy tetesco ti thailantia che quindici anni prima ha detto basta alla caotica vita occidentale e si e' trasferito qui da qualche non ben definita area tra le impervie colline di Pai. Anzi su una delle. Rudy (Rudolf?) e' un esperto di tribu' e grotte e pure di cascate e mostrandoci a petto gonfio la cartina delle colline, direttamente disegnata da lui, riempiva i nostri occhi di leggende inenarrabili e luoghi "paradisicamente" incontaminati. E piu' raccontava e piu' i nostri motorini ruggivano inferociti come belve fameliche della selva piu' oscura. Ma, dice Rudy, niente motorini. Qui si va a piedi, 20 km per quel villaggio, quindici per l'altro 7 per...e piu' parlava piu' i nostri occhi si ri sgonfiavano come meduse in secca. Il giorno dopo, non totalmente convinti, Maostralopitechi accettano una proposta di perlustrazione da parte del Lake che testera' il territorio con il suo Yamaha Mio dopodiche' riportera' alla commissione la suituazione del manto stradale. Il Lake che come tutti sanno vede cio' che vuole, ovviamente riporta sporadiche pozze d'acqua e un manto sterrato tuttosommato percorribile. Detto fatto. Ciao Rudy, noi si va a Manara'. La strada, ovviamente sterrata ma compatta, e' davvero suggestiva, e corre tra una collina a sinistra e uno strapiombo costante a destra. Su e giu' Su e giu'. Su su su su. Giu' Giu' Giu' Giu'. Curva di 45, curva di 90, curva di 180. Destra sinistra. Giu' giu' giu' giu. Su Su LagoDub sullo Yamaha medesimo, guardinghi e turisti fai da te, si godono le anguste vallate di riso verdebrillante circondate da aspre colline con pareti a strapiombo ricoperte da muri di foresta supertropicale;

Mao, in preda a una Mugellesca Bacterica, cavalca inferocito il suo Honda a marce, casco easy rider e barba al vento (tanta barba. talmente tanta che sembra ZZTop) mordeva la strada a colpi pedalina. Arriviamo al primo villaggio, palafitte di legno, tetto di foglie, cani maiali galline, abbarbicato sul pendio della montagna. Stirpe Kharen. Giretto turistico, frutto e sigaretta. La strada di fronte a noi non e' troppo lunga ma l'insidia sta sempre dietro l'albero di banane. Il secondo villaggio e' completamente diverso, la gente pure. Capanne di legno, tetti di foglie differenti, il paesello si sviluppa in tondo, tutt'attorno a un'ipotetica piazza che pero' non e' una piazza. Non lo so, sembra un po' uno di quei luoghi dove once upon a time ci vendono le bestie. La gente pure e' differente, non somaticamente, comportamentalmente si. Li' c'era poco da girare, amenoche' non volessimo fare qualche girotondo della fantomatica piazzetta, e dopo averlo fatto siamo ripartiti. Qualche chilomentro ed entriamo in una valle stretta con il fiume a scendere con noi cimpletamente dominata da alberi secolari, rampicanti fittissimi e cespugli profumati. Ogni tanto ci sfiorava il profumo del lemongrass appena smosso. Qui la strada e' tutta curve e discesa, che significa che prima o poi l'avremmo dovuta fare, la salita. Lo appunto perche' il Mio, cioe' il mio, si insomma il mio Yamaha Mio (precisazione era della Dubinci ma la strada..la strada...!) in due senza marcia a 20 all'ora le fa le salite, che poi significa che ci stai due ore a tornare indietro, anyway nel bel mezzo di orgasmi multipli oculari, davanti a noi si apre Manara', sempre legno e foglie costruita su una sorta di terrazzamento a quattro livelli. Giro veloce, solito frutto e nicotina e..... E. E inizia a piovere. Dopo un'ora di trattative serrate sul da farsi sotto una tettoia di metallo, Maostralop. decidono per la ritirata. Che se l'argilla battuta si ammolla, le pozze, i fiumi che straripano, frane, rovine, le famose nevicate di Pai, fatto sta che giriamo i tacchi e battiamo (saggiamente) in ritirata. Adios Manara' prima o poi ci si rivedra'. Facile a dirsi. Sembrava un acquagym. Te sali sul tuo motorino, ti lanci in curve discutibilmente geometriche, a salire con ruscelletti infimi di acqua che scioglievano l'argilla e toglievano aderenza alle esili gommine cheap montate sui nostri ferri da combattimento. E poi scendi...uhuuuu che scendi! Mossa numero uno: la Dubay salta sul callo del Mao, che e' poi' potente. Mossa numero due la Dubay scende a ogni salita e ogni discesa. Praticamente passeggia. Numero tre, nelle salite il fuoripista, nelle discese si cavalca piedi a terra con le ruote incastrate in un ruscelletto di fango. Cosi' non slittano. Lago casca due volte. Ovviamente da fermo. Piove che ti sembra che ti stiano tirando le biglie in faccia. E sali e scendi e cammina e sali e scendi e scavalca, dopo un'ora abbiamo gia' 7 chilometri alle spalle, davanti a noi una Ute con due ruote sprofondate nella fanga e tanti piccoli Thai o chissa' di quale etnia che spingo e ridono gioiosi. E quando il gioco si fa duro.... La prima botta e' andata male, anche perche' si dovevano ancora prendere le misure...e le solite scuse, ma la seconda "Mao The Pai Doctor" and Lake si lanciano nella spinta piu' forte del mondo e mentre la macchina stava per uscire tutti si staccano tranne me medesimo che mente continua a denti stretti a dare il suo apporto viene colpito ripetutamente da una raffica di stronzetti di melma che dalla ruota liberata fioccavano a destra e a sinistra e al centro e sopra e sotto ogni pezzo di superficie corporea Laghesca che gia' camminava sulle ginocchia perche' sprofondato come la Jeep. Una sommersione. Urla saluti abbracci e se vedemo'. Che ci sono ancora 10 chilometri e chi lo sa quanto si sta'. Solito su giu' destra sinistra biglie e al crepuscolo vediamo in lontananza la Guesthouse. E Rudy. Che sulla porta ci osserva e se la ride sotto i baffi.






sabato 10 ottobre 2009

Mao Pai Tao



Adagiata soavemente in un'ampia valle lussureggiante e, accerchiata da colline che sembrano enormi denti di una bocca tutta intenta a mordere il cielo, Pai e' un villaggetto sonnecchioso che durante la stagione secca si trasforma in un centro turistico di una portata considerevole.
In realta' noi Australopitechi ci si aspettava un posticciolo di capanne di bambu' e poco altro,ma per fortuna la stagione "hot" deve ancora arrivare.
Abbiamo trovato una Guesthouse chiusa per restauro dall'altro lato della vita caotica del viaggiatore un po' hippy con lo zaino in spalla e per pochi baht ci siamo appollaiati in una capannetta tra gli alberi di banano e i fiori di loto giustappunto sbocciando.
Mao si e' tirato l'amaca in giardino



e ci siamo poi creati l'area chill out su di una panca inchiodata sotto la veranda di una palafitta in Bambu'. Qui si sono trascorsi pomeriggi interi, in attesa di una spiovuta tropicale o semplicemente ascoltando il fruscio delle innumerabili piante del riso, che una brezza ristoratrice si divertiva a scuotere suonando i chicchi d'oro come migliaia di nacchere spagnole.
Maostralopitechi, famosi in mezza asia per la propensione al cibo locale, si sono lanciati alla conquista del market pomeridiano, carico di primizie fatte in casa e sontuosa frutta di stagione.



Mao invece ha lasciato spazio all'espressione dell'arte asiatica da parte un artista che gli ha impresso un Tao tra le costole rigorosamente con tecnica Thai: il tatuaggio a Bambu'.
Dubilake si sono invece dati al sollazzo assoluto, visitando in motorino delle cascate nelle colline circostanti, dove un serpentello di una metrata ha deciso di dar un occhio a questi due Farang un po' troppo da vicino, e, rigorosamente all'alba, andando in ammollo per alcune ore nelle vasche di una sorgente naturale di acqua termale a dir poco cocente (alcuni Thai ci cucinavano gli ovetti sodi) circondate da una vegetazione a dir poco Sandokanesca.







E tra un'abbuffata di sticky rice e una sguazzata riscaldante, i giorni a Pai si sono fatti e quindi oggi stesso si parte. Piano Dubay accolto.
E come dei Bikers delle Malacche, due motorini, un cambio di stracci sulle spalle, due bottiglie di benzina e liberta' da inspirare, via, alla ricerca del Phat Thai piu' incontaminato.
Yummmmmmmmmmmmmm!

mercoledì 7 ottobre 2009

Life must go on


Dopo un ritorno non facile in Italia, dopo un ritorno ancor meno facile in Australia, dove le cose non sono andate ne' bene ne' male, ovvero sia bene che male, gli Australopitechi approdano in Thailandia, per il solito tour gastronomico a prezzi 3x2 e qualche boccata d'aria fresca, piu' bagnata che fresca, tra le risaie alle pendici delle colline che discendono dal lato est dell'Himalaya.Bangkok si mostra come sempre sorniona e puttana; un crogiolo di culture e razze in armonia tra loro legate da una matassa di noodle e germogli di soja.
Bangkok capitale dei profumi e degli afrori, con il tuo naso che corre piu' veloce del tuo corpo verso grigliatine di tiger prawns piuttosto che pesci multicolore profondamente fritti nell'olio di cocco, e che ogni tanto sbaglia mira e va a ficcanasare tra le fognature a cielo aperto e l'odore dignitoso di una poverta' che sta comunque scomparendo a vista d'occhio. E poi frangipani, ginger e frutta di ogni sorta, fresca, matura, inebriante.
Con noi ovviamente Mao, che dal suo ritorno in barca a vela dall'Australia all'Europa, arrivato nello stretto di Malacca come la Tigre di Mompracen, con tanto di barba, turbante e coltellino svizzero (la sciabola in Malesia potrebbe offendere quanto il proiettile inesploso), ha deciso di dar pausa alle sue scorribande nei pericolosi mari dei sargassi per approdare in Bangkok dopo una 24ina di ore di treno, ovviamente terza classe.
Qui a casa del Re di Siam oltre al cibo ci siamo dedicati anche ai vari mercatini, anche se la nostra fantasia gia' viaggiava alle immense distese verdeoro del nord, popolato ancora da tribu' indigene di origini antiche, da sempre crocevia di scambi, preziosi, spezie e sostanze poco apprezzate nella modernita', e poi pace, tanquillita' e tanta tanta umidita'.
Ma torniamo a Bangkok, come tutti sanno capitale anche del massaggio "multiforme", il Lake registra (ma non prova integralmente) l'ultima frontiera del trattamento del piacere: l'arrivo nelle piazze del massaggio acquatico. Che poi consiste nell'immergere i tuoi piedi sozzi e secchi (ma non puzzosi - no shoes no stinks) in una vasca piena zeppa di alcuni pescetti picciotti con delle labbra alla Jolie che dolcemente accerchiano i tuoi arti e con baci profondi ti spettolano via quel che della tua pelle e' morto e vecchio. Una sorta di pulizia profonda e solletichinoda guanciotte rosse e da una mano sulla bocca a celare parzialmente timidi risolini adolescenziali.
Altri fatti da registrare un'uscita maschia nelle varie discoteche Thai dell'area dove Mao si e' lanciato in danze esotiche e secchiate di sudore al ritmo di musiche locali o "localizzate", mentre il Lake, dall'alto della sua veneranda eta' (per le discoteche) ha lasciato la sua gambetta scappar via in piu' di qualche occasione, ma sempre col busto sotto controllo e le spalle rigide come un'attaccapanni di Teak e, sempre il Lake, che ha fatto sua a tempo di record la sua prima cagarella tropicale, che grazie a dio si e' espressa in tutta la sua magnificenza solo dopo la lunga notta in Bus che ci ha portato a Chiang Mai, la capitale delle terre del Nord. Ideale punto di partenza per le zone piu' remote; e infatti 24 ore e siamo partiti.Noi col Bussetto Mao in autostop.
Ora si e' a Pai, ma questa e' un'altra storia.

See ya!


lunedì 17 agosto 2009

Un po' di pausa...

...ma torneremo presto!
Nel mentre vi abbraccio tutti

venerdì 5 giugno 2009