
Adagiata soavemente in un'ampia valle lussureggiante e, accerchiata da colline che sembrano enormi denti di una bocca tutta intenta a mordere il cielo, Pai e' un villaggetto sonnecchioso che durante la stagione secca si trasforma in un centro turistico di una portata considerevole.
In realta' noi Australopitechi ci si aspettava un posticciolo di capanne di bambu' e poco altro,ma per fortuna la stagione "hot" deve ancora arrivare.
Abbiamo trovato una Guesthouse chiusa per restauro dall'altro lato della vita caotica del viaggiatore un po' hippy con lo zaino in spalla e per pochi baht ci siamo appollaiati in una capannetta tra gli alberi di banano e i fiori di loto giustappunto sbocciando.
Mao si e' tirato l'amaca in giardino

e ci siamo poi creati l'area chill out su di una panca inchiodata sotto la veranda di una palafitta in Bambu'. Qui si sono trascorsi pomeriggi interi, in attesa di una spiovuta tropicale o semplicemente ascoltando il fruscio delle innumerabili piante del riso, che una brezza ristoratrice si divertiva a scuotere suonando i chicchi d'oro come migliaia di nacchere spagnole.
Maostralopitechi, famosi in mezza asia per la propensione al cibo locale, si sono lanciati alla conquista del market pomeridiano, carico di primizie fatte in casa e sontuosa frutta di stagione.

Mao invece ha lasciato spazio all'espressione dell'arte asiatica da parte un artista che gli ha impresso un Tao tra le costole rigorosamente con tecnica Thai: il tatuaggio a Bambu'.
Dubilake si sono invece dati al sollazzo assoluto, visitando in motorino delle cascate nelle colline circostanti, dove un serpentello di una metrata ha deciso di dar un occhio a questi due Farang un po' troppo da vicino, e, rigorosamente all'alba, andando in ammollo per alcune ore nelle vasche di una sorgente naturale di acqua termale a dir poco cocente (alcuni Thai ci cucinavano gli ovetti sodi) circondate da una vegetazione a dir poco Sandokanesca.



E tra un'abbuffata di sticky rice e una sguazzata riscaldante, i giorni a Pai si sono fatti e quindi oggi stesso si parte. Piano Dubay accolto.
E come dei Bikers delle Malacche, due motorini, un cambio di stracci sulle spalle, due bottiglie di benzina e liberta' da inspirare, via, alla ricerca del Phat Thai piu' incontaminato.
Yummmmmmmmmmmmmm!









