sabato 10 ottobre 2009

Mao Pai Tao



Adagiata soavemente in un'ampia valle lussureggiante e, accerchiata da colline che sembrano enormi denti di una bocca tutta intenta a mordere il cielo, Pai e' un villaggetto sonnecchioso che durante la stagione secca si trasforma in un centro turistico di una portata considerevole.
In realta' noi Australopitechi ci si aspettava un posticciolo di capanne di bambu' e poco altro,ma per fortuna la stagione "hot" deve ancora arrivare.
Abbiamo trovato una Guesthouse chiusa per restauro dall'altro lato della vita caotica del viaggiatore un po' hippy con lo zaino in spalla e per pochi baht ci siamo appollaiati in una capannetta tra gli alberi di banano e i fiori di loto giustappunto sbocciando.
Mao si e' tirato l'amaca in giardino



e ci siamo poi creati l'area chill out su di una panca inchiodata sotto la veranda di una palafitta in Bambu'. Qui si sono trascorsi pomeriggi interi, in attesa di una spiovuta tropicale o semplicemente ascoltando il fruscio delle innumerabili piante del riso, che una brezza ristoratrice si divertiva a scuotere suonando i chicchi d'oro come migliaia di nacchere spagnole.
Maostralopitechi, famosi in mezza asia per la propensione al cibo locale, si sono lanciati alla conquista del market pomeridiano, carico di primizie fatte in casa e sontuosa frutta di stagione.



Mao invece ha lasciato spazio all'espressione dell'arte asiatica da parte un artista che gli ha impresso un Tao tra le costole rigorosamente con tecnica Thai: il tatuaggio a Bambu'.
Dubilake si sono invece dati al sollazzo assoluto, visitando in motorino delle cascate nelle colline circostanti, dove un serpentello di una metrata ha deciso di dar un occhio a questi due Farang un po' troppo da vicino, e, rigorosamente all'alba, andando in ammollo per alcune ore nelle vasche di una sorgente naturale di acqua termale a dir poco cocente (alcuni Thai ci cucinavano gli ovetti sodi) circondate da una vegetazione a dir poco Sandokanesca.







E tra un'abbuffata di sticky rice e una sguazzata riscaldante, i giorni a Pai si sono fatti e quindi oggi stesso si parte. Piano Dubay accolto.
E come dei Bikers delle Malacche, due motorini, un cambio di stracci sulle spalle, due bottiglie di benzina e liberta' da inspirare, via, alla ricerca del Phat Thai piu' incontaminato.
Yummmmmmmmmmmmmm!

mercoledì 7 ottobre 2009

Life must go on


Dopo un ritorno non facile in Italia, dopo un ritorno ancor meno facile in Australia, dove le cose non sono andate ne' bene ne' male, ovvero sia bene che male, gli Australopitechi approdano in Thailandia, per il solito tour gastronomico a prezzi 3x2 e qualche boccata d'aria fresca, piu' bagnata che fresca, tra le risaie alle pendici delle colline che discendono dal lato est dell'Himalaya.Bangkok si mostra come sempre sorniona e puttana; un crogiolo di culture e razze in armonia tra loro legate da una matassa di noodle e germogli di soja.
Bangkok capitale dei profumi e degli afrori, con il tuo naso che corre piu' veloce del tuo corpo verso grigliatine di tiger prawns piuttosto che pesci multicolore profondamente fritti nell'olio di cocco, e che ogni tanto sbaglia mira e va a ficcanasare tra le fognature a cielo aperto e l'odore dignitoso di una poverta' che sta comunque scomparendo a vista d'occhio. E poi frangipani, ginger e frutta di ogni sorta, fresca, matura, inebriante.
Con noi ovviamente Mao, che dal suo ritorno in barca a vela dall'Australia all'Europa, arrivato nello stretto di Malacca come la Tigre di Mompracen, con tanto di barba, turbante e coltellino svizzero (la sciabola in Malesia potrebbe offendere quanto il proiettile inesploso), ha deciso di dar pausa alle sue scorribande nei pericolosi mari dei sargassi per approdare in Bangkok dopo una 24ina di ore di treno, ovviamente terza classe.
Qui a casa del Re di Siam oltre al cibo ci siamo dedicati anche ai vari mercatini, anche se la nostra fantasia gia' viaggiava alle immense distese verdeoro del nord, popolato ancora da tribu' indigene di origini antiche, da sempre crocevia di scambi, preziosi, spezie e sostanze poco apprezzate nella modernita', e poi pace, tanquillita' e tanta tanta umidita'.
Ma torniamo a Bangkok, come tutti sanno capitale anche del massaggio "multiforme", il Lake registra (ma non prova integralmente) l'ultima frontiera del trattamento del piacere: l'arrivo nelle piazze del massaggio acquatico. Che poi consiste nell'immergere i tuoi piedi sozzi e secchi (ma non puzzosi - no shoes no stinks) in una vasca piena zeppa di alcuni pescetti picciotti con delle labbra alla Jolie che dolcemente accerchiano i tuoi arti e con baci profondi ti spettolano via quel che della tua pelle e' morto e vecchio. Una sorta di pulizia profonda e solletichinoda guanciotte rosse e da una mano sulla bocca a celare parzialmente timidi risolini adolescenziali.
Altri fatti da registrare un'uscita maschia nelle varie discoteche Thai dell'area dove Mao si e' lanciato in danze esotiche e secchiate di sudore al ritmo di musiche locali o "localizzate", mentre il Lake, dall'alto della sua veneranda eta' (per le discoteche) ha lasciato la sua gambetta scappar via in piu' di qualche occasione, ma sempre col busto sotto controllo e le spalle rigide come un'attaccapanni di Teak e, sempre il Lake, che ha fatto sua a tempo di record la sua prima cagarella tropicale, che grazie a dio si e' espressa in tutta la sua magnificenza solo dopo la lunga notta in Bus che ci ha portato a Chiang Mai, la capitale delle terre del Nord. Ideale punto di partenza per le zone piu' remote; e infatti 24 ore e siamo partiti.Noi col Bussetto Mao in autostop.
Ora si e' a Pai, ma questa e' un'altra storia.

See ya!


lunedì 17 agosto 2009

Un po' di pausa...

...ma torneremo presto!
Nel mentre vi abbraccio tutti

venerdì 5 giugno 2009

venerdì 15 maggio 2009

Dall'altro lato dell'amore

Si, siamo a Melbourne. Già da un po' a dire il vero.
E' che la pigra vita Melbournese ti tira dentro come un aspirapolvere e tu, inconsciamente, ti trovi in quel sacchetto di arte in movimento, graziosi localini, concerti quotidiani e mercatini dell'usato più vintage. Buon cibo e amici veri ne fanno da scena principale, come un quadro in movimento.
Viviamo in uno di quei Kibbutz d'oltreocean-i, altra casa stesso spirito.
Condivisione e aiuto reciproco.
Il tutto si svolge sotto una coltre costante di nubi che minacciano bufera grande ma che finora ci han graziato, lasciandoci, per così dire, al buio h24. Il sole fa capolino solo per poche ore, per pochi giorni, durante il lungo autunno SudVictoriano. E ovviamente, come buon spirito australiano, non si perde nemmeno un raggio di quel sole in letargo, per festeggiare a barby e buon spirito australiano.
Solo che di raggi ce ne sono stati solo uno e quindi attendiamo con ansia di celebrare nuovamente il “divin cuocere”.
Nel frattempo manicaretti da tutto il mondo vengono sfornati ogni sera; india, medioriente, con una forte influenza italiana. Una sorta di via della seta culinaria insomma.
La nostra stanza è una stupenda sunroof (come si dice in italiano? Ah, si, veranda) grande quanto il ns.Van a Perth ma con vista sul giardino e tanta, tanta (grigia) luce.
La veranda di una casa all'asta.
Qui con noi vive Charlie, uno conigliozzo nano albino. E voi direte: “e che cazzo, le ha proprio tutte!”
Eh no ragazzi non avete capito, nell'ambiente dei Petshop è uno che conta, uno di quelli che va via come il pane.
Charlie ha tre mesi, caca ovunque e adora l'uva sultanina.
E a colpi di gola il Lake e la Dubay si dilettano giornalmente nell'istruire il malcapitato coniglio a diventare un bravo cane di città. Uvette sultanine per chiamarlo, coccole e bacetti (incredibilmente ricambiati) non appena sale in braccio.
Charlie ama Erika. Trotta per la casa finchè la trova, le salta in grembo, si spalma tutto come la nutella sul pane buono e attende languidi carezzotti in luoghi conigliamente sconosciuti
Appena terminato il massaggio, si scuote tutto, salta al collo della sua amata e la bacia appassionatamente all'infinito.
Dopo qualche intenso minuto Erika lo lascia andare e baldanzoso salta su di me, due girettini, due sniffatine e poi mi avvisa, pisciandomi addosso, che “quella lì” è roba sua. Che carino, Charlino il nano albino!
In questi giorni deliziosamente sonnolenti, dove il vento scuote gli aceri e le betulle ornamentali di questi giardini lussureggianti, ricordando loro che è tempo di cambiar pelle, di prepararsi all'inverno, quel vento che porta a sé foglie e frutti secchi, giallo oro e bronzo acceso, li porta al cielo e li abbandona delicatamente al suolo, lasciando montagne insormontabili di foglie secche ovunque, che se pure rastrelli tutto dopo due minuti è come prima, ecco, in uno di questi giorni deliziosamente sonnolenti è nato Jacob, il figlioletto di Yuvi e Leah. What a blessing!
Così passano I nostri giorni Melbourniani, tra una passeggiata, abbracci fraterni e qualche caccolina da raccogliere qua e là. Cullati dal piacere delle piccole cose.
E in attesa del ritorno a Perth, programmato per fine mese.
Giusto il tempo di impacchetare un po' di cose e poi....Italie! Italie!




Our Beautiful room

Pop and his new friends

Farinacei al fuoco

Charlie nel su' cottage



Bacetti profusi

Pizza Tel Aviv


Lago spodestato